Architettura e patrimonio·

I passaggi coperti vicino all’Opéra: una passeggiata fuori dal tempo

A pochi passi dall’Opéra Garnier e dai Grands Boulevards, un labirinto di gallerie vetrate ha attraversato l’Ottocento senza perdere nulla del suo fascino. Panoramas, Jouffroy e Verdeau: tre passaggi coperti che si percorrono in una mattinata. Segui la guida, al riparo dalla pioggia e dal trambusto dei boulevard.

Alle origini dei passaggi coperti parigini

Prima dei grandi lavori del barone Haussmann, Parigi era una città di vicoli bui, fangosi e affollati. I passaggi coperti, comparsi alla fine del Settecento e moltiplicatisi sotto la Restaurazione e la Monarchia di Luglio, offrirono ai parigini una rivoluzione discreta: camminare su pavimenti di mosaico o di lastre, al riparo dalle intemperie, sotto una vetrata che lasciava filtrare la luce del giorno.

Queste gallerie private, aperte attraverso gli isolati di edifici, univano commercio, passeggio e vita sociale. Vi convivevano modiste, incisori, ristoratori e gabinetti di lettura. Illuminati a gas già dagli anni Venti dell’Ottocento, spesso tra i primi luoghi della capitale a esserlo, incarnavano la modernità di una borghesia che amava passeggiare ed essere vista.

Il quartiere dell’Opéra e dei Grands Boulevards ne racchiude gli esempi più belli. Un tempo erano più di cento, oggi ne restano appena una ventina, e tre di essi si susseguono quasi da un capo all’altro ai due lati del boulevard Montmartre.

Il passaggio dei Panoramas, il decano vivace

Aperto nel 1799, il passaggio dei Panoramas è tra i più antichi di Parigi. Il suo nome deriva dalle due rotonde che, all’ingresso sul boulevard Montmartre, esponevano immense tele circolari: panorami dipinti che immergevano il visitatore nella veduta di una città o di una battaglia, lontani antenati dei nostri schermi avvolgenti.

Oggi il passaggio vibra di un’energia del tutto contemporanea. I filatelici e i venditori di cartoline antiche si mescolano a una notevole concentrazione di bistrot e di tavole per buongustai. Si pranza gomito a gomito, si scova un francobollo raro e si alzano gli occhi verso le insegne incise di un altro secolo, gelosamente conservate.

È il passaggio più vivace del trio: ideale per iniziare la passeggiata a metà mattina, quando i dehors coperti si animano e la luce scende obliqua sotto la vetrata.

Il passaggio Jouffroy e il Museo Grévin

Sull’altro lato del boulevard Montmartre si apre il passaggio Jouffroy, inaugurato nel 1847. Fu il primo passaggio parigino costruito interamente in metallo e vetro, e uno dei primi a essere riscaldato dal pavimento. La sua elegante vetrata e il pavimento piastrellato gli conferiscono un’aria raffinata, poco mutata dall’epoca romantica.

Vi si entra da un alto arco, sotto lo sguardo dei visitatori del Museo Grévin, il cui ingresso storico dà sul passaggio. Il celebre gabinetto delle figure di cera, fondato nel 1882, ne fa una tappa amata dalle famiglie. Negozi di giocattoli d’epoca, una libreria dedicata al cinema, un venditore di bastoni e curiosità: ogni vetrina racconta una storia.

Il passaggio Jouffroy è anche un rifugio per chi cerca la quiete. Vi si passeggia più lentamente che ai Panoramas, ci si attarda davanti a una vetrina e si spinge la porta di una sala da tè per una pausa d’altri tempi.

Il passaggio Verdeau, segreto dei bibliofili

Nel prolungamento di Jouffroy, oltre un breve tratto di strada, il passaggio Verdeau chiude la passeggiata in bellezza. Anch’esso inaugurato nel 1847, è il più riservato dei tre e senza dubbio il più poetico, con la sua vetrata a denti di sega che inonda la galleria di una luce morbida.

È il regno dei librai antiquari, dei mercanti di stampe e dei cercatori di incisioni antiche. Si fruga nelle scatole, si scopre una cartolina d’epoca, una vecchia pianta di Parigi o un libro rilegato. Il tempo sembra sospeso, lontano dal viavai delle vicine Galeries Lafayette.

Terminare qui significa concedersi una tregua. Il passaggio Verdeau ricompensa il passeggiatore curioso che ha spinto l’esplorazione fino in fondo, là dove i visitatori frettolosi non sempre si avventurano.

Librai, sale da tè e l’arte del passeggio

Ciò che rende indimenticabili questi tre passaggi è la loro atmosfera: un’arte di vivere parigina che rifiuta la fretta. Sotto le vetrate si rallenta il passo, ci si siede a un tavolo di bistrot e si sfogliano le pagine di un vecchio libro prima di riprendere il cammino. Le sale da tè e i caffè perpetuano un’ospitalità ovattata, propizia alle lunghe conversazioni.

I negozi di gastronomia e gli artigiani resistono qui all’uniformità delle vie commerciali. Librai antiquari, filatelici, incisori e venditori di curiosità: questi mestieri di passione danno alle gallerie un’anima che le grandi insegne dei boulevard non possiedono.

Prenditi un momento per alzare lo sguardo: mosaici sul pavimento, insegne dipinte, lavori in ferro battuto e orologi antichi compongono uno scenario di rara coerenza. Ogni dettaglio testimonia una Parigi che sapeva fare del commercio uno spettacolo.

Una passeggiata pratica dall’Opéra

Il punto di partenza ideale si trova intorno all’Opéra Garnier, capolavoro di Charles Garnier coronato dal soffitto dipinto da Marc Chagall. Da lì si raggiungono a piedi i Grands Boulevards lungo il boulevard des Capucines, poi il boulevard Montmartre, dove si allineano i nostri tre passaggi. Metti in conto una mattinata per assaporare tutto senza fretta.

Il quartiere è servito benissimo: la stazione Grands Boulevards collega le linee 8 e 9 della metropolitana, Richelieu – Drouot serve le linee 8 e 9 e Opéra unisce le linee 3, 7 e 8. Le Galeries Lafayette, con la loro cupola di vetrata del 1912 sul boulevard Haussmann, distano pochi minuti a piedi, se desideri prolungare la giornata.

Un consiglio della guida: prediligi la tarda mattinata o un pomeriggio infrasettimanale, quando la luce attraversa le vetrate e l’affluenza resta contenuta. Nei giorni di pioggia questi passaggi diventano il più elegante dei ripari parigini e trasformano un acquazzone in un invito a passeggiare.